Giuseppe Berto aveva capito molte cose

Introduzione? Incipit? Istruzione per l’uso?

Tante, tante, tante ma veramente tante cose ci sarebbero da dire, scrivere, urlare su Il Male Oscuro di Giuseppe Berto (1964, ripubblicato nel 2016 da Neri Pozza): esperienza di lettura unica, irripetibile, devastante. Ci ritornerò, intanto ecco come comincia, poche righe testo a fronte che sembrano lasciate lì per caso ma che dimostrano che Berto aveva già capito molte cose.

Da quando Flaubert ha detto “Madame Bovary sono io” ognuno capisce che uno scrittore è, sempre, autobiografico. Tuttavia si può dire che lo è un po’ meno quando scrive di sé, cioè quando si propone più scopertamente il tema dell’autobiografia, perché allora il narcisismo da una parte e il gusto di narrare dall’altra possono portarlo ad una addirittura maliziosa malformazione di fatti e di persone. L’autore di questo libro spera che gli sia perdonato il naturale narcisismo, e quanto al gusto del narrare confida che sarà apprezzato anche da coloro che per avventura potessero riconoscersi alla lontana quali personaggi del romanzo.

Giuseppe Berto, Il male oscuro 

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