No matter how many skies have fallen

E insomma sono a Londra, in questa libreria in cui non ero mai stato, Foyles, e vengo attirato da questo libro, non tanto perché è tra i libri più venduti in questo momento in questo buffo paese (figurati se mi fido delle classifiche stilate in base ai gusti di gente dal gusto così, ehm, discutibile), piuttosto la copertina, associazioni libere, che mi riporta ai libri minimum fax di xmila anni fa, tipo Mosca più Balena di Parrella o Escluso il cane di D’Amicis, ma anche, succede così, un vecchio disco del cantante Moltheni che a lungo rimase a guardarmi dal ripiano della libreria puntato direttamente sul letto della stanzetta sulla Cassia ma che ora ho perso e non esiste nemmeno su Spotify e, mentre prendo in mano il libro di Ali Smith e già so che lo comprerò perché mi sono detto in questa breve vacanza che ‘Basta accampare scuse tipo Sai, è colpa del francese’ e quindi devo rimettermi seriamente almeno a leggere in inglese non è che posso continuare a balbettare franglish voglio dire alla gente sai che gliene importa degli impedimenti tuoi, ecco, leggo l’incipit

“it was the worst of times, it was the worst of times. Again. That’s the thing about the things. They fall apart, always have, always will, it’s in their nature”

e mi viene in mente, dicevo le associazioni, un altro incipit che cito quasi a memoria quando laggente inizia a dirmi ‘Ho smesso di prendere la metro vado solo in bici io, sai le bombe gli attentati i coreani gli spagnoli trump la gente che spara’, incipit che non è, come potresti pensare in questo momento tu che leggi, Dickens, oh certo Dickens ok ça va Dickens, invece io penso al signor David Herbert Lawrence e

“Ours is essentially a tragic age, so we refuse to take it tragically. The cataclysm has happened, we are among the ruins, we start to build up new little habitats, to have new little hopes. It is rather hard work; there is now no smooth road into the future: but we go round, or scramble over the obstacles. We’ve got to live, no matter how many skies have fallen”

No matter how many skies have fallen, capisci?, Lady Chatterley a cosa ti fa pensare?, a me che era il 1928 ma se andiamo a risalire la corrente sai quanti ne trovi, me lo dice anche Fink in cuffia sul treno che da Gare du Nord arriva a St pancras, mentre giochiamo a ping pong in un ufficio di Liverpool Street, mentre beviamo del vino a mezzogiorno al 32esimo piano dello Shard con le mani in tasca a spararci le pose e ‘Ora vi porto a pisciare come non avete pisciato mai’, il ‘Toh, non trovo più il portafogli’ a una sala dalla fine della mostra Queer British Art della Tate, il ragazzo di Benevento e la carne di cervo, la birra artigianale e il bagel di mezzanotte e ‘Certo che questa Londra sta diventando economica o sono io che ero confuso?’, Elisabetta Cavallotti lol nessuno mai si ricorda di Elisabetta Cavallotti, e il giro delle librerie ‘Ma come, anche Whitman?’, e quando usciamo tranquilli tranquilli come se stessimo solo andando a prendere la Rer A, e mi guardi e sembra che qualcuno abbia abbassato il cielo sopra le nostre teste, ma solo abbassato, e ti dico ‘Capisci cosa volevo dire con quel mezzo abbraccio sbilenco alla fine?’, ecco.

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