E se Lina non mi aiutava morivo imbrogliato

“Ma a segnarmi di più fu un quarto d’ora passato con Alfonso nel corridoio lindo della clinica, mentre da mia madre c’era il dottore. Anche lui, al solito, si accese di gratitudine per Lila. Disse: Lina mi ha insegnato un lavoro di grande futuro. Esclamò: senza di lei cosa sarei stato, niente, un pezzo di carne viva senza mai una mia pienezza. Mise Lila a confronto con i comportamenti della moglie: ho lasciato Marisa sempre libera di mettermi tutte le corna che voleva, ho dato il nome ai suoi figli, ma lei ce l’ha ugualmente con me, mi ha tormentato e mi tormenta, mi ha sputato mille volte in faccia, dice che l’ho imbrogliata. Si difese: ma quale imbroglio, Lenù, tu sei un’intellettuale e mi puoi capire, il più imbrogliato ero io, imbrogliato da me stesso, e se Lina non mi aiutava morivo imbrogliato. Fece gli occhi lucidi: la cosa più bella che lei ha fatto per me è stata impormi chiarezza, insegnarmi a dire: se sfioro il piede nudo di questa donna non sento niente, mentre muoio dal desiderio di sfiorare il piede di quell’uomo lì, proprio lui, e accarezzargli le mani, tagliargli le unghie con le forbicine, premergli i punti neri, essere con lui in una sala da ballo e dirgli: se sai ballare il valzer portami tu, fammi sentire come mi porti bene. Rievocò fatti lontanissimi: ti ricordi di quando tu e Lina siete venute a casa mia a chiedere a mio padre di restituirvi le bambole e lui mi ha chiamato, ha chiesto sfottente: Alfò, le ha prese tu, perché io ero la vergogna della famiglia, giocavo con le bambole di mia sorella e mi mettevo le collane di mamma? Mi spiegò, ma come se sapessi già tutto e gli servissi solo per dire la sua vera natura: già da piccolo non solo sapevo di non essere quello che credevano gli altri, ma nemmeno quello che credevo io stesso. Mi dicevo: sono un’altra cosa, una cosa che se ne sta nascosta dentro le vene, non ha un nome e aspetta. Però non sapevo cos’era quella cosa e soprattutto non sapevo come poteva essere me; finché Lina mi ha obbligato – non so come dire – a prendermi un po’ di lei; lo sai che tipo è, ha detto: comincia da qui e vedi che succede; così ci siamo mescolati – è stato molto divertente -, e ora non sono quello che ero e non sono nemmeno Lina, ma un’altra persona che piano piano si va precisando”.

Alfonso Carracci in Storia della bambina perduta – Elena Ferrante

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