Quella cosa dell’andare a votare

Mentre facevo colazione mi è venuto in mente che c’era una cosa importante che dovevo fare, ma quale? Al secondo caffè lo sguardo mi è caduto sulla busta del consolato e sulle due schede elettorali poggiate sulla mensola, ah ecco. Ho passato una mano sul tavolo da pranzo per verificare che non ci fossero gocce di caffè o altre cose appiccicose, ho spostato i cereali e la tazzina, ho preso le schede, le ho stese belle lisce e CI HO MESSO DUE CROCI SOPRA. Poi ho piegato le schede, le ho messe dentro la prima busta, ho leccato la parte superiore, ho chiuso la prima busta e l’ho messa dentro la seconda busta, assieme al tagliando con il mio codice personale (il nome e cognome non c’è, il voto è segreto, dice) (ma il codice non ti identifica lo stesso?) (boh, che ti devo dire), ho dato un’altra leccata, ho chiuso anche la seconda busta preaffrancata e ho pensato che Sì, votare da casa tua mentre fai colazione pourquoi pas?, ma mi manca quella cosa dell’andare a votare nelle scuole elementari con i disegni babbi alle pareti, mi manca quella cosa che entri nella cabina elettorale e hai la sensazione di essere l’unico e solo Protagonista della Democrazia, quella cosa che poi esci e lo scrutatore insensibile ti porge il Registro e ti fa firmare e nei due secondi successivi rimani con la carta d’identità in mano come a dire Posso ancora essere utile per rimarginare i molteplici vulnus inferti al mio Paese da quando ne ho memoria?, ma lo scrutatore insensibile ti dice Prego può andare grazie arrivederci e tu invece vuoi restare ancora un po’ e dici A posto, sicuro? e lui Sì sì a posto così vada vada e tu, con un sorriso ebete di soddisfazione, costeggi la fila di pretendenti votanti, attraversi il corridoio della scuola, scendi le scale e poi esci all’aria aperta, prendi un gran respiro e dici Che bello, ho votato.

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