Sono un italiano all’estero

Una frase abbastanza fatta vuole che qualsiasi punto di Parigi disti un centinaio di metri da una qualsiasi fermata della metro. Beh, io no. Io, se prendi la cartina, a un certo punto verso il centrosud, c’è uno spazio vuoto, e in quello spazio vuoto c’è casa mia. E però, anche se non ho la metro sotto casa, che poi vabbé invece di metterci due minuti ce ne metto sei, il tempo di due canzoni brevi, però ho tante altre cose sotto casa mia, cose che per esempio non avevo sotto casa quando vivevo a Tiburtina, che pure avevo una metro sotto casa: ho un cinema, dove vado appena posso che c’ho la flat, un giapponese che non fa mai difetto, un antiquario dove non entro mai che è sempre chiuso, una libreria piccina che nella bancarellina davanti la porta mette spesso libri italiani usati Umberto Eco Calvino gente così, e poi una boulangerie.

Questa boulangerie che in realtà fa anche i pasticcini e le torte e i bignè e le pizzette e i paninetti alle olive, è gestita da un signore e una signora. Penso marito e moglie. Lui sta nel retro e inforna le baguette e lei sta alla cassa. A volte c’è una ragazza che li aiuta quando c’è del mondo, a volte no. La signora ha due particolarità: la prima è che riesce a servire anche dieci persone allo stesso tempo, la seconda è che non sorride mai. MAI. Tu puoi pure entrare in negozio VOLANDO a testa sotto e ruttando i dieci comandamenti in vernacolo e lei niente: Buongiorno Signore cosa desiderate?

L’altro giorno, entro che sono le due del pomeriggio, non c’è nessuno. Neanche la signora che non sorride mai. Però il marito sì. Per la prima volta da quando abito sopra questa boulangerie lo osservo ben bene: alto un metro e mezzo, pochi capelli ai lati, baffi foltissimi neri. Praticamente, e giuro che non è una battuta, il sosia di Piero Focaccia, quello che cantava Stessa spiaggia stesso mare. Insomma, solita manfrina di Buongiorni e buonasere, prego no prego lei, una baguette tradition pas troppo cotta se vi piace, le solite cose. Mentre pago mi guarda e mi fa (in francese): Scusate, ma queste elezioni politiche?

Io lo guardo come se stessi davvero guardando Piero Focaccia tutto infarinato e con una baguette in mano e gli dico: BAH, E CHE VI DEVO DIRE, I BUFFONI. Lui mi dice (sempre in francese): ma che voi sappiate a che ora aprono in consolato domenica? Io (in francese) faccio la faccia a punto interrogativo, la stessa faccia che fanno i francesi in qualsiasi momento e lui mi viene in soccorso (au secours! au secours!) (sempre in francese) (e sorridendo) (qualcuno sorride qua dentro!): Sapete, anche io sono italiano. Io, non sapendo né leggere né scrivere, gli dico: UNO state mica dicendo che c’ho l’accento forte degli emigrati e DUE MA ALLORA PERCHÈ STIAMO PARLANDO IN QUESTA BUFFA LINGUA? Insomma gli spiego (in italiano) che no, non si vota in consolato, che ti arriva la busta con le schede a casa e lui mi dice E vabbè CHE CI FA dove devo andarle a prendere e io gli dico CI FA che doveva spedire le schede con i voti entro l’altro ieri. Poi prendo la baguette e me ne v-

– Papà ma in che senso vi state preparando alle elezioni? Che fa, adesso ci si deve preparare?
– E certo, io te lo dico caro figliolo, qua sento carta MALAPIGGHIATA, c’è troppa villania in giro
– Ma figurati se stavolta non ce la facciamo
– Ma lo sai tu quante volte ho sentito questa frase?
– A chi lo dici
– Perciò, mi dicevi che già votasti, racconta
– Guarda, zero emozione proprio, ti dico solo che la scheda andava barrata con la BIRO BLU O NERA, cioè senza matita che elezioni sono
– Mah
– E poi ho votato sul tavolo dove avevo appena fatto merenda, e in sottofondo ascoltavo The Raveonettes
– Ma chi votasti si può sapere?
– Mi sentivo in un film di Sofia Coppola
– Scusa non ti sento molto bene, ci deve essere interferenza
– Chi votai IO? Chi voterai TU piuttosto
– Ma secondo te chi posso votare, fai il conto delle persone serie che non facevano altri mestieri fino a mezzora fa e-

La casella ITALIANO ALL’ESTERO è un privilegio non per molti. Innanzitutto devi avere residenza all’estero e io conosco molti italiani che vivono DI NASCOSTO cioè che stanno in affitto in nero in case di proprietari italiani che non pagano le tasse e si pigliano i soldi cash in busta chiusa in mezzo alla strada guardandosi le spalle, oppure gente che lavora in pizzerie di italiani che li pagano a fine giornata come nell’ottocento, in contanti senza registrare un cazzo che io dico ma a ‘sto punto ma perché non te ne restavi dov’eri, nero per nero, boh. Poi devi essere un minimo connesso col mondo che ti circonda, nel senso ma davvero credi che ci sia il consolato aperto per te? E se vivi, che ne so, in provincia di Auxerre che fa, c’è un consolato pure là?

Bon, io ho questo ENORME privilegio di essere italiano all’estero e tra italiani all’estero succedono cose curiose tipo che una sera, tempo fa, sono a una festa detta crémaillère, le feste che si portano qui per battezzare nel buonumore le case quando hai appena traslocato, e a un certo punto c’è un tipo che si strafoga di salatini e olive e camembert tutto assieme e io chiedo al padrone di casa Ma chi è quello? E lui mi dice Quello? Quello è candidato alla Camera, ma secondo me non sale. Io dico Bah, perciò io dovrei votare uno che mangia alla stessa mia tavola? Infatti non l’ho votato. Però prima di votare mi sono informato per bene, nel senso l’altro giorno, quando votai, sul tavolo c’era la scheda grigia aperta e quella azzurrina pure e intanto cercavo su google i nomi delle persone scritte che secondo loro io dovevo votare. Ammetterete che quando vai alla scuola elementare di via Aquileia questo non succede, non è che dentro la cabina ti puoi mettere a cercare le cose sull’Internet. Niente, la depressione. Ognuno col suo sito, il suo facebook, il suo twitter, e poi dei video tristoni ma proprio tristoni in cui volevano convincermi a votarli ma io li ho visti tutti uno per un-

Poi il disco è finito, ho scritto i nomi per la Camera e i nomi per il Senato, li ho messi nella busta già affrancata che manco ho dovuto fare la fatica di comprare il francobollo, sono sceso di casa, ho aperto il cancello, sono andato alla buca per le lettere che c’è davanti al tabacchino e che è un’altra cosa che ho sotto casa e quasi me ne dimenticavo di metterla nella lista, ho guardato il mio voto che avevo tra le mani, ho fatto un sospiro tipo E chi me lo doveva dire che finiva accussì, ho gettato la busta nella buca accada quel che accada e questo era il mio voto alle famose elezioni politiche del 2013, o del 2018, non ricordo più, quelle che erano tutti pazzi. 

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