L’ultimo stupore – Quando il Papa si dimise

Nel 2005, è aprile, i primi di aprile, sto guidando nei pressi di via della Conciliazione, imbocco una stradina e stop, non l’avessi mai fatto, il traffico si blocca, un minuto due minuti cinque minuti, e vabbè che a Roma c’è sempre una gran caciara e si va sempre di fretta, ma a un certo punto, che palle, tutti suonano il clacson e io pure e il trambusto aumenta, tutti urlano e io abbasso il finestrino, anzi no, scendo dalla macchina, come se potessi risolvere qualcosa, tipo scaraventare tutto il traffico di peso nel Tevere e urlo, non si sa bene a chi, tra l’altro

OHU MA CHE CAZZO È STO BORDELLO

e da un bar che dà sulla stradina, ci sono dei tavolini con le tovaglie bianche, quei tavolini dei bar di Roma che sono sempre apparecchiati e pieni di briciole che qualcuno ha appena finito di mangiare o tra poco mangerà, c’è questo signore grasso, grassissimo, tanto che non riesce manco a stare seduto sulla sedia, sembra abbia il culo appeso all’aria, ecco, lui mi guarda, con la solita flemma aggressiva dei romani e li morté, che dopo, ma sempre e solo dopo, ti viene da dirgli, sì ma che cazzo vuoi, cu ti sape a tia?, insomma mi fa

AHO’, DICE CH’È MORTO IL PAPA

e io, vabbé, era nell’aria, mica è tutto sto shock, sbuffo e abbasso le spalle che adesso chissà quanto mi tocca aspettare qui in questa stradina vicino a via della Conciliazione, e forse mi viene una faccia a costernazione come se me ne fregasse *davvero* qualcosa, tanto che lui, il signore grasso, scoppia a ridere nel modo di chi ha sul serio fumato troppo in vita sua e mi fa

E VABBÈ, CHE TE FREGA, MORTO UN PAPA SE NE FA N’ARTRO

e giù di nuovo a ridere, a strappi convulsivi, una di quelle risate che a poco a poco si trasforma in tosse violenta e poi in bronchite acuta nel giro di cinque minuti e tu, sconosciuto che un attimo prima, magari ieri alla stessa ora, eri già verso casa, ora invece stai cercando di ricordarti il numero per chiamare l’ambulanza – il centododici? – e insomma risalgo in macchina, prendo il frontalino dell’autoradio che era nascosto sotto lo stradario ROMA A-Z, lo inserisco, accendo, parte di default RAM POWER 102.7 UNO LO RICORDI UNO LO VIVI, schiaccio il pulsante alla ricerca di boh, non lo so manco io, finché una voce femminile – Rosaria Renna? – getta un sospirone nell’etere

EH GIÀ, È PROPRIO MORTO IL PAPA

e sì mamma, no mamma sono in macchina, sì mamma l’ho saputo ora ora, sì mamma la caducità della vita, sì mamma è terribile, no mamma non lo so chi fanno papa ora, sì mamma anche io penso che era un santo, no mamma guarda ora ti devo lasciare che forse riusciamo a muoverci, ok, ci sentia-

stamattina, sono seduto alla scrivania, la luce grande accesa, la luce piccola accesa che fuori è grigio e piove sempre sempre cazzo sempre e c’è più buio di mattina che di sera, putain, quando all’improvviso un BZZZZZZ nell’aria, tipo calo di corrente o tipo varco spazio temporale nell’universo, insomma sembra che la luce vada via e invece no, ma io lo so, LO SO, che è successo qualcosa, che tutto inizia a vibrare, laddove per tutto intendo proprio l’iPhone appoggiato sulla mensola a caricarsi, oh la batteria ormai dura manco un’ora, manco il tempo di un allenamento defatigante a ruzzle français, dal vibra vibra al gulp il passo è breve, Le Monde, Libé e tutti mi lanciano i push-up di angoisse

SECONDO I MEDIA ITALIANI (sottinteso: aspè che verifichiamo meglio)
IL PAPA SI DIMETTE IL 28 FEBBRAIO

il papa si dimette, ahah, certo, come no, e non faccio nemmeno in tempo a pensare che no, A CARNEVALE OGNI SCHERZO NON VALE, che whatsapp inizia a gemere lamenti tipo Sentisti? Capisti? Il Papa si dimette! Che ne pensi? E che ne penso, si sarà rotto il cazzo poraccio, portare ‘sta croce per tutta la vita, No ma veramente, NON PENSI CHE CI SIA SOTTO QUALCOSA?, Ma secondo te possono cambiare il regolamento così, in corso d’opera?, Bon ben écoute, dati gli agganci che c’hanno mi sa che possono fare il cazzo che vogliono, pure a me, sarà, ma secondo me questo potrebbe essere il colpo mortale per la Chiesa Cattolica, no secondo me si sarà offeso per qualcosa, tipo che non hanno voluto squalificare gli Almamegretta a Sanremo, je sais pas si tu te rends compte, sì me ne rendo conto eccome,

ho appena schiacciato l’icona di twitter e non ho il coraggio di guardare, chiudo gli occhi, perché lo stai facendo?, nella testa mi si accavallano almeno TRE BATTUTONI che potrebbero smuovere il mio stantio numero di followers (e vabbè, pure tu, se scrivessi qualcosa ogni tanto, magari evitando di citare cose francesi di cui, diciamolo, non frega un cazzo a nessuno), così, d’emblée, mi prudono davvero i polpastrelli come manco ai tempi di Povia e Marco Carta ASSIEME a Sanremo, quando ancora su twitter si stava come ai concerti dei cantanti sconosciuti, cioè LARGHI, insomma ci sono già 97 nuovi tweet e niente, PAPA in tutte le lingue del mondo, #papa #pope #pape, vado subito sul profilo pontifex, l’ultimo tweet è di ieri, e inneggiava alla misericordia, dunque LUI GIÀ SAPEVA, scorro velocemente la timeline che si trasforma in un unico gigantesco battutone in cui a farla da padrone è Andreazzoli l’allenatore della Roma (Andreazzoli!) e poi vedo che il profilo della cinémathèque mette la foto di Nanni Moretti e Michel Piccoli, che a proposito e tra parentesi adesso fate tutti i brillantoni e improvvisamente volete tutti di nuovo bene a Nanni ma io mi ricordo di voi, tutti, uno a uno, quando dicevate EH MA NON È PIU QUELLO DI UNA VOLTA, eh beh no!, pure lui sapeva!

e davvero mi sento sopraffatto come poche volte nell’ultima settimana, Ezio Mauro osa un buffamente epico “La modernità irrompe in Vaticano”, mentre nella prima conferenza stampa di Sanremo un dj di Radio Bocconi inneggia ai MORANDI BOYS e Fazio si trattiene a stento dall’alzarsi e pigliarlo a manate, e l’hashtag JUAN PABLO II (?) (!) diventa trend topic worldwide ma sempre dietro a DEMI LOVATO e Lady Gaga e giusto un pelo sopra ai Grammy, e i bookmakers dicono che il prossimo papa sarà un papa nero (Ghana o Nigeria), mi si aprono i pop-up dei Pitura Freska e subito appresso dei Vernice anzi del cantante calvo dei Venice e poi Vota la voce, Red Ronnie, poi all’improvviso un mio contatto retwitta un tweet di Franz Beckenbauer che dice

IT’S A PITY FOR THE CATHOLIC CHURCH. HE WAS THE BEST POPE FOR ME

e davvero mi sento tutta una fibrilla addosso, penso MA CHE CAZZO SUCCEDE, voglio tornare a un mondo normale in cui succedevano cose normali, quel giorno in macchina che c’era già la primavera e chissà quel signore grasso ora che sta facendo, poi guardo fuori dalla finestra, l’operosa apatia della città ai miei piedi, penso alcune cose e poi altre tutte opposte, tipo e vabbè ma mica ci si dimette così, quell’altro non l’avrebbe mai fatto e infatti non l’ha fatto, o sei vicario o non sei vicario, cos’è questo slancio impiegatizio, cos’è questa pretesa CHOOSY ‘No guarda non c’ho più voglia, mi dimetto che voglio dedicarmi al bricolage tanto la pensione ce l’ho’, ma poi penso anche che a finire sulle prime pagine dei giornali ci vuole sul serio talento, l’attenzione o la sai attirare o sennò è meglio che resti a casa tua, e penso a quei poveracci che per due voti in più si fanno fotografare coi cani a penzoloni, o promettono di dare il contatto skype delle loro fidanzate ai primi dieci milioni che li voteranno il 24, penso alla fatica di inventarsene ogni giorno una

e poi arriva lui, zitto zitto tomo tomo cacchio cacchio e tira fuori dal cilindro questo colpo di teatro che azzera tutto, questo schiaffo in pieno viso, perché diciamolo, il papa che si dimette è più forte del papa che muore, la morte è un accidente che sta nelle cose, le dimissioni, se sei papa, invece no e poi no, proprio no, così ci avevano detto a catechismo e su raiuno, il papa che si dimette è l’illogico che diventa concreto, ora, adesso, è una faglia di smarrimento che si squarcia su un terreno sempre più friabile, è credere che sì, allora tutto è possibile e no, allora non è niente vero, il papa che si dimette  è  la sospensione di ogni bella credulità, il ritorno brutale dal luogo in cui ogni tanto ci piaceva fingere e rifugiarci (“il pane non si butta, è peccato”), il papa che si dimette è l’approdo in una dimensione che non volevamo, è l’ultimo esile stupore che ci era rimasto, e ce lo siamo giocati così, una fredda mattina di febbraio, mentre facevamo qualcos’altro.

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