E tanti baci al tuo giardiniere

Tempo fa presi un libro usato da Gibert Joseph. Questo libro, come accade quando compro un libro che non mi serve immediatamente, lo sistemai nella mia libreria, in ordine alfabetico alla voce Autori Francesi, e poi bon.

Stamattina sono andato a cercare quel libro che avevo comprato tempo fa e che non mi serviva all’epoca ma che sapevo che un giorno mi sarebbe servito. Infatti. Aprendolo, è caduta una cartolina. Questa:

All’epoca non mi ero accorto che nel libro usato ci fosse dentro qualcosa, altrimenti forse avrei già scritto questo post. Ho subito pensato a un mio ricordo precipitato chissà da dove sotto forma di segnalibro, ma uno) io non spedisco cartoline da quando, ahimè, è morta mia nonna e due) non sono mai stato ad Atene.

Ho aggrottato la fronte. 

Ho girato la cartolina, abbastanza ingiallita, come tutte le cartoline che si possono trovare nei libri usati e che vi rimane per mesi prima che tu te ne accorga. La cartolina era indirizzata a un certo Thomas D., abitante in 13 rue Jean Jaurès, Limoges (Limoges?). Nella parte a sinistra c’erano quattro messaggi diversi, due scritti con una biro nera e due con una biro blu. Il primo era un asettico “Baci” firmato da una certa Gäelle. Il secondo, ben più lungo, recitava così: “Enormi baci dall’ombelico del mondo (Delfi, visto che sei un ignorante). Qua il tempo è bello, fa caldo e ci divertiamo un sacco. Le persone di qua sono normali. Alain”. Il terzo messaggio, senza firma, era un gelido “Spero che tu stia bene. Noi ce la passiamo a meraviglia”. L’ultimo, il più enigmatico, era di Aurélie: “Tanti baci soleggiati dalla Grecia al tuo giardiniere. Ciao”. (Il tuo giardiniere?).

La cartolina ha preso a scottarmi tra le dita, mi sembrava di essere uno di quelli che trova una bottiglia su una costa irlandese e dentro c’è un biglietto che qualcuno dall’America ha scritto prima della fine del mondo e tu sei tipo l’unico sopravvissuto. Ho guardato i francobolli. Nel primo, di cinquanta centesimi, c’era un pallone da basket e la scritta ‘Hellas’. Il secondo era disegnato e raffigurava un, boh, razzo rosso a testa in giù e degli omini che cercavano di salvarlo dallo schianto. Il timbro, scolorito ma non troppo, diceva qualcosa a proposito del 2005.

Sono rimasto a fissare quel reperto tipo per sempre, girandolo e rigirandolo alla ricerca di chissà quali significati immanenti che dessero un senso non dico alla mia giornata ma proprio alla mia vita. Mi sono messo a pensare a questo Thomas e ai suoi amici. Perché Thomas era rimasto a casa e gli altri invece in vacanza? Come aveva fatto questa cartolina, spedita nel 2005 da Atene a Limoges, a finire nella mia casa parigina? Chi era la persona che non si firmava? E perché non si firmava? Perché Alain, nel 2005, sentiva l’esigenza di scrivere che le persone locali erano ‘normali’? Perché Aurélie mandava tanti baci al giardiniere di Thomas? Ma soprattutto: perché io? 

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