Non come mappa immaginaria di ciò che sappiamo già

Black Coffee ha deciso di far conoscere ai lettori italiani la rivista letteraria Freeman’s. Molto bene. Il primo numero si chiama Scrittori dal futuro, e corrisponde al quarto dell’edizione americana.

Dal sito della casa editrice: “I primi tre numeri proponevano contenuti inediti di nuove voci e autori già noti (Haruki Murakami, Colum McCann, Aleksandar Hemon e molti altri) sotto forma di piccole antologie, ciascuna dedicata a un tema: arrivo, casa, famiglia. In questo numero speciale, Freeman abbandona momentaneamente la progressione per associazioni tematiche e, basandosi su consigli di editor, critici, traduttori e autori internazionali, propone una lista di ventinove fra poeti, saggisti, romanzieri e scrittori di racconti che nell’attuale clima di chiusura ed esclusione sono riusciti a guardare al di là delle barriere di identità nazionale, età o genere cui la loro opera verrebbe normalmente ascritta, per rivendicare il diritto a fare della scrittura uno strumento di comunicazione globale”.

Il concetto del limite (di ogni tipo) è evidentemente il perno dell’interesse di Freeman. Nell’introduzione al volume, infatti, parla dell’esperienza della lettura quando si è bambini e poi quando si diventa adulti, e delle barriere inevitabili che deve affrontare un lettore onnivoro e cosmopolita

(Lettore cosmopolita, mi piace).

“Non parlo del cosmopolitismo da jet-set, per dirla come il filosofo Paul Gilroy, quanto piuttosto della categoria sempre più nutrita che Gilroy stesso definisce nei suoi libri, quella di cui la scrittrice Aminatta Forna ha parlato di recente in una conferenza sull’argomento tenutasi a Georgetown. «Cosmopolita» ha detto «è chi possiede, o si è creato, più di un modo di vedere le cose, qualcuno la cui prospettiva non sia circoscritta ai confini dati dai valori di un’unica cultura nazionale. Cosmopoliti si può nascere, diventare, o essere costretti dall’esterno a essere». Pensateci: il migrante è cosmopolita, il rifugiato è cosmopolita, chiunque viva tra due o più luoghi, e quindi comprenda la complessa situazione in cui costoro si trovano, è cosmopolita. Che splendido concetto, specialmente in un’epoca in cui i governi, in particolar modo quello americano, basano la propria politica sulla crudeltà istituzionalizzata e sull’assunto diametralmente opposto per cui alcuni individui, in sostanza, valgono più di altri”.

Freeman continua chiedendosi: cosa significa leggere, oggi?

“Leggere è un atto politico, una questione etica; lo è sempre stata, ma più che mai adesso che i governi sfoderano la violenza contro chi non rientra nella definizione più pura di cittadino e la democrazia liberale è minacciata proprio nel suo nucleo originario, l’Europa e gli Stati Uniti. È in atto una vera e propria guerra culturale contro le moltitudini, l’ibridazione, la globalità […] È possibile combattere attraverso le nostre scelte di lettura? A mio parere sì, e possiamo farlo senza perdere il gusto di leggere. È sufficiente tornare a considerarla come un’esperienza più ampia, quella da cui in così tanti siamo partiti: la lettura come viatico per la sorpresa, la gioia, la complessità e la meraviglia, non come mappa immaginaria di ciò che sappiamo già”.

(Non come mappa immaginaria di ciò che sappiamo già)

Il testo integrale dell’introduzione si trova qui.

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