Ritorno a Roma

Riassumendo. Ho vissuto a Roma quasi dieci anni, il tempo necessario per dare la forma definitiva a questa versione di me: in quello che sono oggi c’entra Roma. Se fossi rimasto a Vercelli starei parlando di Milano. Ma sono cresciuto a Palermo, dunque parlo di Roma (“Ma tutta questa importanza a una città?”). Quasi dieci anni, quattro case, un numero consistente di gente con disturbi mentali variabili dal “riscaldo al microonde i tortellini avanzati epoi li passo in padella, ne vuoi un po’?” al tentato omicidio (il mio) una sera di tregende e tuscolane. Ricordi sempre vivi da usare ogni tanto nelle serate che languono, guardando il canal Saint-Martin con il rosé sospeso nel vuoto. Quasi dieci anni e poi me ne andai che c’era il sole e ciao ciao core de’ sta città ma per sempre proprio e infatti non ci ho più messo piede per altri quasi sette (“Ti sei proprio impegnato eh”). In mezzo rimozione, molta rimozione.

“Sai, Roma…”
“No”
“Aspé voglio raccontarti”
“No”
“Non sai che buche”
“C’erano anche nel 2001, lasciami in pace”

E via così, di cut to in cut to: un giorno, qualche settimana fa, sono andato su skyscanner e ho preso il primo volo che mi tornava comodo. 30 aprile. Da oggi, per un pochino, sarà ripasso, comm’il faut. Nelle lunghe notti insonni degli ultimi tempi mi è capitato di ripensare alle strade. Iniziavo da un punto, giravo a destra o a sinistra, e poi mi perdevo. Come un cul-de-sac che non lo era. Roma Nord, Roma Est, Roma Sud, Roma boh. A un certo punto tutto scompariva. E allora pensavo ai romanzi di Siti, ai romanzi di Giagni. E tornavo indietro. Altri incipit, altre storie. Roma poteva essere Rema, dice Giartosio nell’O di Roma. Già, poteva essere parecchie cose. Ne è stata altre. Quindi si torna. Attese? No. Parto con niente, non voglio niente: considerando Roma, mi pare l’unica cosa da fare.

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