Peter Cameron – Gli inconvenienti della vita

C’è un’espressione francese, rester sur sa faim, che si adatta bene a La fine della mia vita a New York, il primo racconto de Gli inconvenienti della vita di Peter Cameron. Il secondo, Dopo l’inondazione, è invece perfetto, tondo, né troppo poco né troppo, tipo quando mangi il numero giusto di “biscotti allo zenzero e zucchero turbinado”.

“È lo zucchero turbinado, lo vendono nel negozio degli Amish”.
“Ah”, ha fatto il reverendo. “Pensavo…”. Ha dato un altro morso al biscotto, e un altro ancora, e poi il biscotto era finito. “Immagino che facendoli in casa sia diverso”. Non essendo sicura di cosa intendesse ho detto: “Be’, al giorno d’oggi nessuno li fa più, ci vuole tanto di quel tempo… A me però piace”. “Lo immagino. Io non ho mai imparato a fare i dolci, probabilmente perché mia madre non li faceva. Era troppo impegnata con il doppio lavoro mentre tirava su me e la mia sorellastra. Questo prima di morire alcolizzata”.

“Io non sono depresso”, ha detto Robert “e non ho intenzione di prendere farmaci, né di andare dalla dottoressa Singh. Mi è anche antipatica. Doveva rimanere al suo paese”.
“Che razzista”, ho fatto io.
“Non sono razzista, e lei non è nera, è indiana”.
“Che importa se è questo o quello? Chi dice che le persone dovrebbero tornarsene a casa loro è un razzista”.
“Non ho detto che dovrebbe tornarsene a casa sua, ho detto che ci sarebbe dovuta rimanere”.
“È la stessa cosa, lo stesso sentimento”.
“Nient’affatto, c’è un’enorme differenza”.
Voleva che gli spiegassi qual era la differenza, lo sapevo, ma non ci tenevo a sorbirmi una predica sulle sue idee antidiluviane in fatto di razze. Mi sentivo depressa anch’io; ero sposata a un uomo convinto che le persone dovessero tornarsene nel loro paese. Ma non credo che Robert ne fosse davvero convinto. E poi in quel momento non c’entrava. Quasi tutto quello che ci deprimeva, a mio parere, non c’entrava, ma non per questo pesava meno.

(Peter Cameron, Gli inconvenienti della vita, Adelphi, traduzione di Giuseppina Oneto).

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