Questa è Palermo

Su certi autobus di Palermo, tipo il 101, si può salire dalle porte anteriori o posteriori, non da quelle centrali. Frecce blu sali, tondini rossi non sali. Davanti trovi la macchinetta obliteratrice, dietro no. Quindi, se l’autobus è strapieno e sei costretto a salire da dietro, succede che: c’è chi sfida la folla di una cinquantina di persone sudate e di pessimo umore solo per timbrare il biglietto (i continentali, gli emigrati di ritorno provvisorio, i fissa); c’è chi si arrende subito (opzione più gettonata, ovviamente: vuoi mettere il brivido di intravedere il controllore e provare a scappare come facevamo in quarta ginnasio?) (“ma io il biglietto ce l’avevo guardi, giuro, ma che dovevo fare?”); e c’è chi, invece, a metà tra la lagnusia e la correttezza, affida il proprio biglietto ai destini del mondo: “lo può passare, devo timbrarlo”. Così, senza domande. Un dato di fatto. E il biglietto, tipo cantante rock che fa stage diving, inizia a danzare di mano in mano, in un equilibrio tutto suo, con quella attitudine palermitana di fare le cose con la funcia ma di farle, cascasse il mondo questo biglietto a destinazione ci arriva, questione di principio è, e quando viene obliterato dall’ultima manina santa allora la staffetta può iniziare il viaggio di ritorno, e la vecchia, perché sono sempre le vecchie a fissarsi (e a spuntarla), alla fine recupera tutta priata il suo oggetto prezioso. Finisce lo spettacolo, e ora si può ricominciare a gettare voci, a fare vilipendio di vocali, ad ascoltare musica tascia a tutto volume. Questa è Palermo.

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