Come parte per il tutto, come parte per la Santa

Tenendo alle spalle la Chiesa di Santa Teresa, piazza Kalsa, sulla sinistra c’è un locale che al pomeriggio è un bar e ci trovi uomini, birra e babbaluci e le donne invece a pochi metri assittate nelle panchine a fare la cosetta, e la sera diventa un folclo-ristorante con il pesce arrustuto in mezzo alla strada, i motorini che impennano e tutto, i turisti con la reflex al collo, do you want dinner please come here pesce spada e calamari.

Sulla destra, superato il degrado la munnizza e una casa smontata pezzo pezzo con i fornelli a cielo aperto che qualcuno evidentemente usa ogni giorno, si trova una porta che si chiama Porta dei Greci: la targa dice 1553. Da questa porta, se ti metti un poco in asse, si intravede il mare, il mare del Foro Italico. Ma in questi giorni il mare è impallato: appena varcata la Porta inciampi subito su un carro tutto colorato, il carro di Santa Rosalia, lo stesso usato per il festino del quattordici luglio e ora buttato nel mezzo del niente come una macchina rubata che quello che doveva fare l’ha fatto e poi finì.

Ma di sbagliate impressioni sono fatti a volte gli occhi, e nemmeno il tempo di pensare alla Santa che ha smesso di aizzare le folle giulive roteando su sé stessa, che una macchina si accosta senza fermarsi del tutto, ancora col motore in prima, e dal sedile posteriore rotola un bambino pacchioncello con in mano uno smartphone, scortato con lo sguardo dalla madre che dal finestrino, col braccio di fuori, gli intima Baciala! Baciala!, e io avverto lo smarrimento del bambino – in questo momento sono il bambino – che non ci sta capendo molto visto che la Santa si trova a quattro metri di altezza ma che minchia devo baciare?, e allora per sì e per no si butta in ginocchio e comincia a fare foto e selfie, così ecco, mettiti più al centro, dai, adesso basta, sali in macchina, e la mia attenzione essendo rapita da questa scena, mi stavo perdendo alle mie spalle le tre ragazze e la coppia anziana e due nord-europei e le due suore che girano tutto attorno e continuano, anche loro anche le suore, a fare foto a toccare e a maniare il carro, come parte per il tutto, come parte per la Santa.

E mentre la processione continua lenta ma inesorabile, hai presente al cinema quando appaiono i titoli di coda e la gente si alza e se ne va?, e invece il bello deve ancora venire, questo spettacolo del dopo, l’ostensione segreta della Santa, senza annunci, senza strepiti, solo per autoctoni informati e forestieri che sbagliarono strada, faccio il giro del carro e scorgo un ragazzo seduto al primo livello, un poco nascosto, ha il badge e tutto, probabilmente è il Custode, e sta smanettando sullo smartphone, come biasimarlo, io al posto suo farei mille story di tutte queste storie, il bambino pacchioncello le suore soprattutto le suore, e gli chiedo Scusi, come mai il carro è qui?, e lui, ridestato come se gli avessi chiesto Ehi mi presti un attimo la Santa che è un periodo un po’ così, scrolla le spalle come a dire Ma a lei che gliene frega?, e io rispondo Immagino sia per la popolazione per far vedere la Santa, e lui annuisce Ma ancora qua è?, e rimango sospeso, vorrei chiedergli se sa quanto tempo resterà il carro ma poi mi dico Ma in effetti, a me che me ne frega?

E in un attimo sto già risalendo via Lincoln che tra poco arrivano le buttane e i clienti e tutto, e penso che a saperlo prima uno invece di andare al Festino e stare appiccicato per ore alle ascelle sudate della gente solo per vedere da vicino la collisione tra il sacro e il pagano, e i ballerini che volano e le cantatrici e i rulli di tamburi e il Signor Sindaco con la fascia tricolore che urla tre volte “Viva Palermo! (pausa) E viva Santa Rosalia!”, e poi si ributta veloce veloce dentro al carro non sia mai che qualcuno lo fischia nel nome del tanfo e della munnizza no no, ecco magari uno fa prima a venire tre giorni dopo, alla Porta dei Greci, si porta una bella sedia di quelle pieghevoli, un poco di crastoni, una bella birra ghiacciata e quattro preghierine che male mai non fecero. L’anno prossimo me la penso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *