Auci, il libraio e la professoressa

Nella Palermo d’un certo livello non si parla d’altro: Stefania Auci. Tutti leggono Auci, tutti commentano Auci, tutti millantano legami e amicizie con Auci (“Andava a scuola con mio genero” “Vero dici? Mia cugina ci giocava a pallavolo”). Ieri, cercando ispirazione in libreria per un buono regalo di compleanno (ormai gli unici a farti auguri e regali sono rimasti i messaggi automatici delle mailing list) (ovviamente ricatto: se spendi 30 di libri te ne ridiamo 10), sento il libraio che fa alla cliente (“Io? Professoressa di lettere sono. Lettere e storia”): “Ma lei l’ha letto I Leoni di Sicilia?”. 

La professoressa mette di lato una smorfia come a dire Scusi ma con chi crede di avere a che fare?, il che guasterebbe la conversazione e non sia mai, e risponde “A maggio”, e il libraio dice “Non so ancora quando ma tra poco facciamo un altro firmacopie con l’autrice, mi raccomando” e la professoressa dice “Lo devo dire a mia figlia”, e poi i due si mettono a parlare del seguito della storia dei Florio, e il libraio dice “Figurati se non le chiedono di fare una trilogia”, la professoressa dice “Io sapevo due, questo e il prossimo”, il libraio dice “Signora, chi legge il primo legge anche il secondo, e chi legge il primo e il secondo legge anche il terzo” e nel frattempo mi lancia un’occhiata come a dire “O no?” e io, che tengo in mano (al contrario) un libro di Walter Veltroni solo per far finta di non ascoltarli, sorrido come a dire “E ANCHE IL QUARTO”, e poi la professoressa e il libraio si mettono a parlare di bonus per i professori, o di sconti, o non so, comunque cose di soldi e preoccupazioni e il libraio cerca di rassicurarla (“Vabbé, ora che c’è il PD al governo magari non lo tolgono”) (la professoressa qui lascia colare cinque secondi di tragico silenzio) (io pure, posando Veltroni) e subito dopo li interrompo, non vorrei davvero farlo, starei ORE a sentirli parlare di Pd e Stefania Auci ma ho molte cose da fare e allora chiedo al libraio “Scusi, siccome devo arrivare a 30 euro, ce l’avete il saggio di Pollan Come cambiare la tua mente che costa un sacco?”.

La professoressa ne approfitta per uscire (“Mi faccia sapere quando viene Stefania Auci, ci tengo eh”) e il libraio dice “Certo certo, signora” poi, parlando con il computer, “No, non credo, anzi sì, qua mi dice che abbiamo ancora una copia di Pollan” e mentre andiamo assieme allo scaffale Adelphi sapendo entrambi che non lo troverà (ho già controllato, non c’è), gli dico “Insomma, forte questa Auci” e lui mi dice “P-A-Z-Z-E-S-K-A” con il maiuscolo, la k, i trattini e tutto. “Viaggia verso le centomila copie. Una cosa incredibile, ma lei lo sa come è andata?” e io gli dico “No non lo so, mi dica mi dica”.

E così mi racconta la storia di Auci, di quando Auci ha pensato il libro, di come Auci ha fatto a proporlo in giro, di quali case editrici importantissime ce l’avevano in mano e se lo sono lasciato scappare (“Io mi domando perché? Eh? PERCHÉ?” “Basta che non se la piglia con me però”) e intanto scuote la testa “No, non ce l’abbiamo Pollan, aspetti che mando un messaggio al mio socio lui lo deve sapere dov’è” e io dico “Ma si figuri, cosa ci mettiamo a mandare un messaggio ai SOCI per sapere dov’è un libro della vostra libreria?” e lui se ne fotte di Pollan, di me e di sé e continua a parlare di Auci, Auci di qua, Auci di là, e i diritti tv (“speriamo che fanno una cosa bella come L’amica Geniale”), insomma entra una famiglia padre, madre e bambina seienne evidentemente sorda perché tiene in mano uno smartphone da cui i genitori pensano che lei debba guardare dei cartoni animati a tutto volume e invece la bambina si mette a girare, giustamente, tra i libri del reparto bambini, e io, con in mano una Nicole Krauss, un Graham Greene e una matita (31 euro, con il buono sconto fanno 21), pago e il libraio mi dà il segnalibro e mi dice “Qua ci sono tutti i contatti”, e io dico “Grazie ma io vivo all’este-“, e lui dice “NON può mancare ai nostri prossimi eventi, mi raccomando il FIRMACOPIE…” e io con il pollice alzato dico “Stefania Auci!” e lui dice “P-A-Z-Z-E-S-K-A, arrivederci” e io dico “Arrivederci” e poi esco e mi metto a leggere Il console onorario di Greene e l’incipit mi prende il cuore e me lo trafigge da parte a parte, questa cosa di entrare nelle librerie e comprare libri che non sapevi di voler leggere adesso, subito, qui, su questa panchina di Palermo alle sette di sera.

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