Ariane Ascaride

Una mattina presto presto dello scorso marzo avevo una riunione presso Agat Films, la casa di produzione parigina di Fuoritutto, il film di Gianluca Matarrese di cui sono coautore. Arrivai in anticipo, e non c’era ancora nessuno, tranne un uomo che si aggirava nei corridoi, pensieroso, con un caffè in mano. L’uomo mi disse Bonjour, io gli dissi Bonjour, lui si diresse verso il suo ufficio, io verso la macchinetta del caffè, pensando di averlo già visto: sì, ma dove? La risposta arrivò un attimo dopo. Quell’uomo era Robert Guédiguian, cioè uno dei registi fondamentali nella mia formazione cinematografica sul finire degli anni ’90 (grazie anche a Stream, ti ricordi Stream?), nonché membro della società di produzione Agat Films. Robert Guédiguian. E io non l’avevo riconosciuto subito. 

Ariane Ascaride e Gérard Meylan
(Marius et Jeannette, Robert Guédiguian)

Robert Guédiguian è marsigliese e il suo cinema è uno di quelli come non se ne fanno più: poetica, personaggi, temi, fabbricazione, “esprit de bande” nella scelta degli attori (Ascaride, Meylan, l’amatissimo Darroussin). È il cinema di chi lotta con tutti i propri mezzi per “rester debout”, in piedi. Qualcuno potrebbe dire che è troppo ideologico, schematico (ancora con le lotte? I compagni?) (e allora Ken Loach?) (e i Dardenne?), io dico che è necessario per ricordarci chi siamo, cosa stiamo facendo, dove stiamo andando. Di come ogni passo, ogni scelta che compiamo sia importante non solo per noi ma anche per quelli che ci stanno accanto (che poi è lo stesso spirito del film che ho scritto con Gianluca, ma ne riparleremo a tempo debito). Guardarci attorno; sentire gli altri, attraverso i conflitti, le ricomposizioni; trovare modi di sopravvivenza a due, a tre, a quattro, a dieci. Questo è Guédiguian (ma c’è anche altro, c’è la poesia, c’è l’invenzione: nel suo penultimo film, La villa, è nascosta una perla che vale come ricompensa emotiva di questa continua ricerca che è il cinema, sia come pubblico che come autori). 

E quindi, parlando del palmarès di Venezia, sono molto contento per Marinelli e per Pietro Marcello, ma anche per Ariane Ascaride e per Gloria Mundi, il film a cui probabilmente stava pensando Guédiguian quella mattina presto presto in cui non lo riconobbi.

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