Pas vrai?

Cinema più Parigi, uguale, due punti: fine agosto di un altro decennio, vento caldo, un parco che avrei assai amato più di un lustro dopo, seduto sull’erba, i piedi nudi, un giornaletto che si chiama Pariscope con gli eventi di questa città che non era prevista, lo sto sfogliando per la prima volta, brivido alla sezione film, devo dirglielo quando torno a Roma, ma lo sai che qui nei cinema danno tutti i film del mondo, pas vrai, e in effetti, visto da qui, dall’altro decennio, no che non lo era, ma era comunque abbastanza a placare voglie e languori, i cinema da subito preferiti, i cinema con le sedie scassate e quelli con le macchie sospette, i cinema enormi e quelli minuscoli, i cinema come questo, il Reflet Médicis, non il più bello, ma sexy sexy sexy, la programmazione, le file che arrivano fino a rue des écoles, il bar di fronte, Sorbona di qua, Saint-Michel di là, i fili elettrici volanti, queste scale che portano alla sala 2 (o era la 3?), i cessi da chiudere con la punta del piede, la rassegna Un certain regard, tornando a casa a piedi le notti: giusto per citare due o tre cose che non rientrano più nell’ordine naturale, in questi giorni, troppi giorni, pas vrai?

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Kings of convenience – I don’t know what I can save from you (Röyksopp Remix)

Quel che fu, fu.

“Dodici euro compresa l’audioguida raccontata da Ferdinando Scianna stesso”, mi dice l’impiegata della Gam di Palermo. 

E basta quel “raccontata” affinché io, che di solito non prendo mai le audioguide perché voglio sempre fare quello che fa per sé, mi ritrovi con un aggeggio appoggiato all’orecchio, filo diretto con Ferdinando Scianna. Per comprendere subito, esperienza inedita, che non si tratta di una normale spiegazione delle opere esposte ma di un racconto, appunto, che mi seduce con voce sicura, seguendo i fili tematici della mostra per poi abbandonarsi alla rievocazione della pratica del proprio mestiere: molti viaggi, molti ritratti, molto vissuto. E il bello, il giusto, è che sembra lo stia raccontando proprio a me, adesso. 

Con il quaderno in mano, un po’ storto, inizio a segnarmi alcune cose (“Quando mio padre seppe che volevo fare il fotografo disse: Ma che lavoro è? Uno che ammazza i vivi e resuscita i morti“) ma poi capisco che non c’è modo di fermare il flusso, e mi ritrovo a passeggiare tra le sale e le fotografie, cullato da “Scianna stesso”. Molto bello. E quando più tardi chiederò all’impiegata se esista una versione scritta di questa audioguida (“o anche un mp3, un podcast, una cosa”), e lei mi risponderà “No, mi spiace, le cose che racconta sono sparse nei suoi libri”, sorriderò e penserò Meglio così. Quel che fu, fu. 

Leonardo Sciascia
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Joseph Rodriguez – New York

The city is many cities, that’s the beautiful thing. Everyone builds their own New York, mostly out of the people who surround them. But everyone shares the sidewalks, too.

Spulciando My New York, un’edizione speciale per il 50esimo anniversario del Nymag ho scoperto il lavoro di Joseph Rodriguez, fotografo che tra il 1977 e il 1985 ha guidato un taxi a New York facendo foto dal parabrezza. Eccone alcune:

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Letizia Battaglia – Palermo 1986

 Da un paio di anni mi fa sempre la stessa domanda e io non so risponderle. Chiede: «Dimmi come posso raccontare la mafia di oggi, non riesco a vederla, non so più come fotografarla». Non ci sono più cadaveri per le strade di Palermo. E non ci sono più boss dietro le sbarre dell’aula bunker, come al tempo del maxi processo di Falcone. E anche Letizia si dispera davanti a una mafia che si nasconde.

Attilio Bolzoni a proposito di Letizia Battaglia, fotografa palermitana (classe 1935, e che classe) che visse in prima linea la stagione delle stragi di mafia e della quotidiana mattanza. Bolzoni era cronista del leggendario giornale L’Ora e Battaglia era sempre lì, a testimoniare.

Letizia Battaglia – Festa del giorno dei morti. I bambini giocano con le armi

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