Dallo zapping del 1987 è tutto

Mentre faccio colazione con latte e pan di stelle metto su Italia Uno. Ci sono i cartoni, ma che dico i cartoni: Pollon. L’episodio è già iniziato ma, sapete, noi seienni di una volta abbiamo questa skill che entravamo al cinema a metà film e capivamo lo stesso tutto, mica come voi scantulini oddio se non guardo gli episodi in ordine mi ammazzo oddio oddio non mi fare spoiler, insomma c’è Pollon alle prese con un pasticcio di una ragazza trasformata in MUCCA per colpa sua e allora per risolvere il pasticcio dà del sonnifero a suo padre Apollo, ruba il carretto con il sole guidato da Dosankos e scende sulla terra scatenando un immediato CAMBIAMENTO CLIMATICO per cui tutti si sentono male e hanno caldissimo ma a lei non gliene fotte niente (capito GRETA?) perché deve risolvere il guaio malgrado l’opposizione di sua nonna Era in calze a rete e di quel babbeo di suo nonno Zeus, e grazie all’aiuto di Poseidone con un costumino che manco a Mykonos alla fine tutto si risolve, Apollo si risveglia e riporta il sole nel cielo, ma quale cambiamento climatico e cambiamento climatico.

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Intanto là fuori #10

Politic

Ormai è tutti contro tutti. Non c’è spazio per la complessità dei ragionamenti. Leila Slimani, premio Goncourt nel 2016, interviene nel dibattito scatenato da Catherine Deneuve e le altre in settimana. Di buon senso abbiamo bisogno.

Ok, generalizzare è sbagliato. I sondaggi sono sempre equivoci, però, ecco, insomma, i, russi sono sempre russi.

Stanno per cominciare gli Australian Open di tennis. Billie Jean King (viva, sempre) chiede di cambiare nome allo stadio intitolato a quella grandissima omofoba e transofoba di Margaret Court.

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Intanto là fuori #7

Greg Berlanti, che è uno dei produttori/autori più importanti della tv americana, si è sposato con Robbie Rogers, che fu giocatore dei L.A. Galaxy, squadra di calcio in cui militò anche David Beckham. Du coup, i gay nel calcio esistono? Esistono.

Call me by your name: Armie e Timothée da Ellen.

Gus Van Sant etc: what’s queer at the 2018 Sundance Film Festival?

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Intanto là fuori #5

Cose queer

Out ha definito Raymond Braun “one of the preeminent queer activists of his generation”. Ecco il suo canale youtube. Ecco il suo twitter. Molta agiografia, eh.

Se anche tu hai un certificato non falsificato del British, due podcast per te: quello di Advocate e il LGBTQ&A di Jeffrey Masters.

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Intanto là fuori #2

Drama

Settimana drammaticamente segnata dalla vicenda Kevin Spacey. Che dire. Forse meglio mettere da parte la questione della violenza (esiste ancora una cosa chiamata giustizia, credo) o anche la ridicola gestione del tutto da parte di Netflix, e concentrarsi sulla questione che più mi sta a cuore: il coming out. Negli Stati Uniti Spacey è stato espulso dal consesso, in modo più o meno argomentato (e ridicolo, patetico, ipocrita, meschino). Non so, giudicare i coming out degli altri non mi viene facile. Ma, di fatto, ha ragione Billy Eichner. E anche Bordone, specie quando, a proposito delle interpretazioni delle parole degli altri, dice “Io sono ateo e sono un osservatore esterno: mi interessa quello che fai e dici, non quello che senti nel profondo”.

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