Cronache transalpine #4 – Parigi Palermo e ritorno, sempre ritorno

Sto salendo le scale di Porte Maillot, direzione pulmino Ryanair, sulle spalle uno zaino, nella mano una valigia leggera, questione di un attimo, in questi casi, è tutto quel che hai, prontezza di riflessi, indignazione proporzionata alla faccia tosta di quel che sta succedendo: sento il mio portafogli muoversi di vita propria, una specie di colpo da maestro tra il tutto e il vuoto, proprio adesso, altra tacca alla voce “ma che anno di merda, veramente”. La mano, la mia, schiaffeggia l’insolenza, il portafogli torna dov’era. Mi volto, gli occhi iniettati di MACHECAZZO. Un furfantello alto un metro e un tappo, forse nemmeno maggiorenne, mi guarda, a pochi centimetri di distanza, ci siamo solo noi su queste scale, sospensione nel vuoto, con una manata potrei spingerlo all’indietro e andarmene, ne avrei tutte le ragioni, lui mi anticipa: “Scusi, sa mica dov’è la metro?”. Non male, non c’è che dire. Tecnica dello spiazzamento al cubo. La classe, quoi. Tra un wtf (noi SIAMO, nella metro) e un altro (è la prima volta in vita mia, tutta la vita mia, e dire che quattro quinti li ho passati in quel pozzo chiamato mezzogiorno, insomma che qualcuno osa provare a rapinarmi, a me, così), mi ripiglio e mi torna in mente che sono qui per un motivo ben preciso, dunque sorrido e lo liquido come si fa in questi casi: TU TE FOUS D’MA GUEULE? MA VA SCASSACI LA MINCHIA AL LARGO. Parigi Palermo: buon viaggio.

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