Cronache transalpine #4 – Parigi Palermo e ritorno, sempre ritorno

Sto salendo le scale di Porte Maillot, direzione pulmino Ryanair, sulle spalle uno zaino, nella mano una valigia leggera, questione di un attimo, in questi casi, è tutto quel che hai, prontezza di riflessi, indignazione proporzionata alla faccia tosta di quel che sta succedendo: sento il mio portafogli muoversi di vita propria, una specie di colpo da maestro tra il tutto e il vuoto, proprio adesso, altra tacca alla voce “ma che anno di merda, veramente”. La mano, la mia, schiaffeggia l’insolenza, il portafogli torna dov’era. Mi volto, gli occhi iniettati di MACHECAZZO. Un furfantello alto un metro e un tappo, forse nemmeno maggiorenne, mi guarda, a pochi centimetri di distanza, ci siamo solo noi su queste scale, sospensione nel vuoto, con una manata potrei spingerlo all’indietro e andarmene, ne avrei tutte le ragioni, lui mi anticipa: “Scusi, sa mica dov’è la metro?”. Non male, non c’è che dire. Tecnica dello spiazzamento al cubo. La classe, quoi. Tra un wtf (noi SIAMO, nella metro) e un altro (è la prima volta in vita mia, tutta la vita mia, e dire che quattro quinti li ho passati in quel pozzo chiamato mezzogiorno, insomma che qualcuno osa provare a rapinarmi, a me, così), mi ripiglio e mi torna in mente che sono qui per un motivo ben preciso, dunque sorrido e lo liquido come si fa in questi casi: TU TE FOUS D’MA GUEULE? MA VA SCASSACI LA MINCHIA AL LARGO. Parigi Palermo: buon viaggio.

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Cronache transalpine #3 – Bella Ciao al Bataclan

La prima volta che ho sentito nominare il Bataclan di Parigi ero in un negozio di dischi in via Principe di Villafranca a Palermo. Quando compravo i dischi dopo averli letti nelle riviste, quando compravo i dischi senza sentirli prima, o al massimo chiedevo il favore al commesso del negozio di dischi di allungarmi una cuffia per favore, quando i dischi costavano 35mila lire, quando cercavo disperatamente qualcosa, qualsiasi cosa avesse a che fare con Jeff Buckley, che era morto prima ancora che lo sapessi e, soprattutto, quando poi tornavo a casa e ascoltavo sul lettore Live from Bataclan.

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Cronache transalpine #2 – Tutto mi parla di te, o Italia

Il sistema scolastico del Paese in cui vivo è organizzato così: ogni sei settimane di scuola ce ne sono due di vacanze. Detto anche: ogni due mesi mezzo mese è gratis, detto anche: chiaro che poi siete degli ignoranti precisi (questo lo dicono gli italiani livorosi, quelli che “siamo evasori fiscali ma almeno sappiamo la storia del nostro Paese” “Appunto”). A cascata, conseguenze tipo che ogni sei settimane le famiglie e la società entrano in modalità ‘vacanze scolastiche ON’. Queste vacanze coincidono, più o meno, con i Morti, col Santo Natale, con Carnevale, con Pasqua e così via. La Francia è un Paese Superiore Che Ha Capito Tutto.

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