There’s an Armie on the dance floor

Stamattina mi sono svegliato con ancora nella testa Love my way degli Psychedelic Furs e già in corridoio mi sono messo a ballare come Armie Hammer (“There’s an ARMIE on the dance floor”) (“Ma davvero? Li abbiamo visti anche noi in concerto! Siamo andati fino a Londra in àutostop!”) e mentre aspettavo il caffè e continuavo a saltellare in cucina ho ripensato alla serata di ieri, a tutta una serie di congiunzioni, al fatto che resistere resistere resistere mentre là fuori già tutti l’avevano visto (“Eravamo rimasti gli ultimi in tutto l’Occidente”) è servito a qualcosa, che per la prima volta le aspettative stellari non solo non sono state deluse ma, anzi, hanno raggiunto vette siderali di totalità (“Timothée”) (“Guadagnino”) (“Sufjan”) (“Because I thought you should know”) (“Anche se hanno preso the-right-but-wrong Garrel”), e poi, dopo, later, a quando siamo usciti e c’era il vento gelido e al bistrot, eravamo cinque, era mezzanotte e facevamo gli scemi e le sceme col cameriere Simon (“Nico comme Nicolas?” “Non, Nico comme Nico et basta” “Ah bon?”) e ho scoperto che la nonna della mia amica seduta accanto a me alcuni decenni fa tradusse il libro di E. M. Forster da cui fu tratto il film che in pianta stabile sta nel mio Olimpo, indétrônable, e così, mentre il caffè usciva dalla macchinetta, io pensavo a Maurice, Elio, Oliver, il padre di Elio, la nonna della mia amica, James Ivory, sempre James Ivory, viva James Ivory e intanto ballavo ballavo ballavo looove myyy waaay.